“LE  CANARIE”

 

 

Quando gli Spagnoli scoprirono le isole Canarie nel XIV sec., gli abitanti dell’isola si dimostrarono stupidi che ci fossero altri uomini vivi al mondo, in quanto pensavano che tutta l’umanità fosse perita in una catastrofe!

 

Gli stessi esploratori spagnoli raccontavano anche loro che nelle isole Canarie viveva una primitiva razza bianca che aveva un linguaggio scritto ed una tradizione particolare che la identificavano come discendente di un enorme impero insulare!

 

Possedevano una strana cultura, un misto di residui di civiltà e di barbari dell’età della pietra.

Conservavano:

- un sistema di monarchie elettiva

- adoravano il sole

- avevano sacerdotesse consacrate allo stesso sole

- mummificavano i morti

- costruivano le case con pietre perfettamente aderenti l’una all’altra

- dipingevano le pareti di rosso, bianco e nero

- innalzavano anche delle fortificazioni circolari

- irrigavano le loro terre per mezzo di canali

- eseguivano dei tatuaggi stampigliandoli sulla pelle con dei sigilli

- fabbricavano delle ceramiche simili a quelle degli indiani d’America

- possedevano una loro letteratura

- possedevano una loro poesia

- un linguaggio alfabetico scritto

 

Il loro linguaggio parlato è ormai perduto, sembra che fosse uguale a quello dei Berberi, forse anche a quello dei Tuareg; ambedue questi popoli africani si consideravano spesso gli unici possibili discendenti dei sopravvissuti di Atlantide!  E’ molto interessante!

 

Una strana coincidenza delle usanze mediche è stata notata dall’esame dei crani delle mummie: è una tecnica di trapanazione!

 

Onde d’immigrazioni atlantidei si sarebbero rivolte verso la Spagna e la Francia.La credenza nell’esistenza di Atlantide è molto diffusa in Portogallo, Brasile e parte della Spagna, come dicevamo e ritroviamo questa parte di pensiero in un poema classico catalano del 1878; consiste in una narrazione chiamata “La Atlantida” di Jacinto Verdaguer, opera letteraria sul tema di un popolo che si considera direttamente o indirettamente discendente del popolo atlantideo.

 

E’ interessante notare che alcune etnie conservino la tradizioni della loro discendenza; vale anche per i Baschi della Spagna settentrionale e della Francia sud-occidentale che parlano una lingua che non ha radici in alcun linguaggio europeo e strutture linguistiche simile ad il quechua, finlandese, estone, ungherese e turco anche se assomiglia ad un altro tipo di lingue quella in uso tra gli indiani d’America ed eschimesi.

 

La lingua basca è unica e non classificabile tra i linguaggi europei; non ha avuto alcune influenza riscontrabile su nessun altro linguaggio e viceversa. I Baschi moderni raccontano di essere ben fieri di dichiararsi che “essi sono i discendenti degli atlantidei”.

 

E’ il residuo molto interessante di qualche cosa d’altro, quasi un fossile vivente, ciò che rimane forse della lingua europea pre-glaciale oppure se si vuole, tutto ciò che rimane della lingua degli atlantidei!!!

 

Allora, presupponendo che siano davvero esistiti, se dobbiamo esprimere un “giudizio” solo sulla base delle loro opere d’ingegneria, gli abitanti di Atlantide dovevano sicuramente avere cognizioni approfondite di tutte le scienze, anche quelle fisiche.

 

Inoltre, in tutto il mondo i primi esperimenti agricoli, sorti apparentemente dal nulla, risalgono proprio al periodo (9.600 a.c.) in cui i sacerdoti egiziani affermano che Atlantide sprofondò.

 

Quella di cui ci stiamo occupando non è un’ulteriore ed antiche civiltà perduta, ma la scomparsa di una cultura progredita in possesso di cognizioni scientifiche che noi dobbiamo comprendere del tutto.

Chissà quanti problemi si potrebbero risolvere scoprendo la vastità della scienza atlantidea…

 



  • Amici di Atlantide