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“ANTICHI PILOTI DEI VIMANA” Nel testo di BHAGAVATA PURANA, si parla della lotta tra il re SALVA e KRISHNA; SALVA si era procurato un “vimana” grazie all’aiuto di un certo “Maya Danava” che si era qualificato come “abitante di un sistema planetario chiamato TALATALA’ . Che cos’è un vimana? Vymanika-Shastra o “Scienza dell’Aeronautica” risulta essere un testo scritto dagli Ariani in epoca vedica. Il testo tramandato oralmente per secoli è stato poi dettato in sanscrito dal venerabile Subbaraya Sastri e successivamente trascritto su ventagli di fogli di palma tra il 1918 e il 1923. La parola vimana è composta dal prefisso “vi” che significa “uccello” o “volare” e dal suffisso “man” che significa “luogo abitato costruito artificialmente”, perciò “uccello artificiale abitato”. Tutta la traduzione, l’interpretazione dei 32 segreti degli antichi piloti dei Vimana è stata fatta dall’autore D.W.Davenport nel 1979 nel libro “2000 a.c.:distruzione atomica”. Si possono riassumere cosi: una introduzione in cui si indica il motivo perciò sono stati dettati; tre tipi di segreti, quelli per difendersi dagli avversari con sistemi psicologici o elusivi, quelli per offendere il nemico con armi chimiche e fisiche e quelli dei sistemi d’indagine e raccolta dati. Per rimanere in questi tema di orientale anche l’autore SCOTT ELLIOT nella sua “Storia dell’Atlantide” descrive una particolare energia che egli definisce di tipo eterico, il VRILL. Quest’energia era in grado di far volare dei vascelli che potevano trasportare centinaia di persone. Vediamo un passaggio del libro: “Più tardi, quando le guerre e le lotte interne misero fine all’Età dell’oro, i vascelli di guerra destinati alla navigazione aerea rimpiazzarono in gran parte i vascelli della marina, perché possedevano delle macchine guerresche più potenti. Essi furono allora costruiti in modo da consentire il trasporto di 50 e talvolta 100 combattenti. Il materiale impiegato per la costruzione dei battelli aerei era il legno o il metallo… Quando si adoperava il metallo per queste costruzioni, si trattava generalmente di una lega di due metalli bianchi e di uno rosso. Ne risultava un prodotto bianco simile all’alluminio, ma molto più leggero”. In un altro passo l’autore c’illustra sui mezzi di distruzione di massa in possesso degli Atlantidei: “L’impiego degli esplosivi era già diffuso in un’epoca remota, e raggiunse più tardi una grande perfezione. Certuni esplodevano soltanto a percussione, mentre altri esplodevano dopo un certo tempo, ma nei due casi, distruggevano gli esseri viventi non già con la protezione di palle ma con l’emanazione di un gas micidiale. Gli esplosivi avevano raggiunto negli ultimi tempi dell’Atlantide una tale potenza, che interi gruppi di combattenti venivano distrutti da gas deleteri liberati dallo scoppio delle bombe che esplodevano sulle loro teste…” Vorrei ricordare che un retaggio della perduta scienza tecnologico-esoterica di Atlantide è sopravvissuto fino a noi, almeno stando alle affermazioni dell’alchimista Fulcanelli e del suo principale discepolo Canseliet. I loro scritti ermetici affermano che l’alchimia era stata una delle scienze coltivate ad Atlantide, giunta fino a noi attraverso i sacerdoti egiziani, eredi delle tradizioni sopravvissute alla grande catastrofe.
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