|
Leggenda Hopi
Gli anziani Hopi dicono di percepire gli UFO come una diretta connessione con gli antichi petroglifi e con visitatori spaziali attesi nel Giorno della Purificazione, quando "tutti i malvagi saranno puniti o annientati", recitava il Prescott Daily Courier. Il Capo Hopi Dan Katchongva, ha detto al giornale di credere che "gli altri pianeti siano abitati e che le nostre preghiere siano udite lì. L’oggetto si trova su una freccia che rappresenta il viaggio attraverso lo spazio. La ragazza Hopi sul disegno a forma di cupola rappresenta la purezza. Gli Hopi che sopravviveranno al Giorno della Purificazione viaggeranno verso altri pianeti. Noi, gli Hopi fedeli, abbiamo visto le astronavi e sappiamo che sono vere. " Per Capo Katchongva le profezie annunciano che la sua gente si dividerà tre volte prima dell’arrivo del Vero Fratello Bianco che porterà via gli Hopi degni di fiducia. Lui dice che la prima divisione è avvenuta nel 1906, quando il Capo Yukiuma fu portato dalla vecchia città di Oraibi a Hoteville. La seconda divisione risale al 1969, quando ci fu un contatto con un disco volante che diede un messaggio alla tribù. La terza divisione dovrebbe precedere il Giorno della Purificazione e fino a quel momento gli Hopi aspetteranno l’arrivo del Vero Fratello Bianco che arriverà e porterà i pezzi combacianti dei petroglifi nella roccia. Ma il Capo Dan Katchongva non vedrà l’arrivo di quel giorno… o forse sì. La tribù lo dà per scomparso dal 1972, da un giorno in cui passeggiava in una valle dove era appena stato visto un UFO.
IL MISTERO DEL METEOR CRATER di Giancarlo Barbadoro Il Meteor crater, un antico cratere da sempre luogo sacro dei Navajo, mantiene ancora oggi il suo fascino di indiscutibile mistero - La sua origine viene attribuita all'impatto con una meteora, ma l'enorme bolide non è mai stato trovato - Una compagnia privata custodisce con recinzioni e guardie armate l'inviolabilità del luogo - Il Presidente Roosevelt in persona autorizzò una Società per la ricerca del bolide celeste che avrebbe provocato il cratere - Allo sfortunato ricercatore del meteorite fantasma la NASA ha dedicato il nome di un cratere lunare - Il Meteor crater e l'antica civiltà degli Anasazi, il popolo scomparso in una notte, che aveva cultura e esoterismo eguali a quelli dei Druidi in Europa - Gli esperimenti della NASA al Meteor crater. A poche centinaia di chilometri da Phoenix, in Arizona, vicino alle incredibili bellezze naturali del Grand Canyon, un mistero continua a sfidare la scienza e la storia. Siamo all'interno delle antiche terre della nazione Navajo. Qui si trova il cosiddetto Meteor crater, il grande cratere che tutti i libri di astronomia riproducono quando vogliono mettere in evidenza la selvaggia e terribile bellezza dei fenomeni celesti che coinvolgono il nostro pianeta. Dall'immensa pianura che si perde a vista d'occhio, lungo l'Interstate 40 tra Flagstaff e Winslow, non si vede granchè dato che il bordo del cratere si alza solo per poche decine di metri confondendosi con una delle tante collinette che si perdono nella vastità del paesaggio. Ma dall'alto la visione diviene impressionante per la forma e le dimensioni che il cratere rivela inaspettatamente di possedere. Le sue proporzioni sono veramente notevoli: un diametro di circa 1 chilometro e mezzo, con una circonferenza di circa 5, per una profondità di almeno 200 metri. Gli indiani lo consideravano un luogo sacro da millenni ed era al centro dei loro culti esoterici. Molte leggende Hopi e Navajo testimoniano l'importanza del luogo sul piano culturale e spirituale. Oggi il luogo è di proprietà di una società privata, recintato, e strettamente sorvegliato da guardie armate. Al cratere si può accedere solo attraverso una balconata che si protende sull'impressionante precipizio alla modica cifra di 13 dollari. Ovviamente non esiste più alcun richiamo alla tradizione indiana, esiste solamente una sorta di tempio alla curiosità astrofisica del fenomeno celeste che rappresenta. Ma il senso del mistero che possiede il Meteor crater non è stato possibile sconfiggerlo, esso c'è ancora e si sente palpabile e indiscutibile. Cosa ci fanno le guardie armate? Perché il governo federale ha favorito la cessione a questa compagnia privata di un bene che dovrebbe essere pubblico come tutti gli altri parchi e curiosità naturali del territorio americano?
Il sito venne subito identificato come un vulcano e gli venne dato il nome di Cono Bute. Ma l'idea della natura vulcanica del cratere non convinse molto a lungo e si fece presto largo l'ipotesi di una origine conseguente ad un impatto meteorico.
Nel 1909, dopo 28 inutili sondaggi che avevano raggiunto i 600 metri di profondità, i lavori vennero sospesi. All'inizio della prima guerra mondiale venne fatto ancora qualche tentativo che non porto' però ad alcun risultato auspicato. I tentativi cessarono nel 1929 con la grande depressione economica USA che porto' alla chiusura definitiva della Standard Iron Company. L'ingegnere Barringer muori' qualche anno più tardi senza aver ottenuto nulla di concreto dalla sua impresa, oltretutto fallita clamorosamente anche sul piano economico. Tuttavia il governo americano oggi gli tributa egualmente un particolare riconoscimento, destinando il suo nome addirittura ad un cratere sulla Luna. Privilegio alquanto inusuale e eccezionale secondo la prassi di lavoro della comunità scientifica internazionale che preferisce solitamente l'attribuzione di nomi di personaggi storici. Per quale merito Barringer, nonostante il suo fallimento scientificoe economico, ha infranto la consuetudine?
Il tuono e la luce dell'esplosione della meteorite della Tunguska, di dimensioni molto contenute, caduta nel 1908 in Siberia, fu avvertita a Mosca e più in là sino a Londra. Se si considera che per creare il Meteor crater si stima l'uso di una energia pari a mille bombe H, ciascuna eguale a quella di Hiroshima, si può pensare che l'evento fu sicuramente in grado di essere avvertito ben più in là dei limiti continentali del territorio nordamericano. Le migrazioni successive possono poi aver consolidato la fama sacra del luogo e devono aver favorito il passaggio di informazioni, attraverso lo stretto di Bering, sino alle popolazioni dell'Asia centrale creando un vero e proprio culto e richiamando masse sul nuovo continente. Forse, incuriositi dall'evento, sullo stretto di Bering, ancor prima degli uomini, ci passarono per primi i sauri. Il caso vuole che proprio nelle zone intorno al Meteor crater si trovino ancora oggi le impronte fossili di piccoli sauri. Quelli, per la cronaca, che avevano la nostra statura e camminavano eretti e avevano cinque dita con il pollice apparentemente opponibile. Proprio nell'area geografica dove giganteggia il Meteor crater ebbe origine la cultura misteriosa degli Anasazi, gli Antichi, così come sono chiamati oggi dagli Hopi e dai Navajo, i loro attuali naturali discendenti storici. Gli Anasazi erano un popolo particolare, costruttori di città e custodi di conoscenze matematiche, astronomiche e mistiche. La loro scomparsa costituisce un mistero. Da un giorno all'altro, abbandonando suppellettili e attrezzi da lavoro, scomparvero nel nulla lasciando gli attuali archeologi di fronte ad un mistero inesplicabile. Tanto più che rappresenta un fenomeno comune anche per altre popolazioni di antiche città Maya e Azteche. Come si è detto, oggi la loro eredità è stata rilevata dal popolo degli Hopi e dei Navajo che le continuano attraverso leggende, danze rituali e dipinti simbolici. In proposito va ricordato che l'esoterismo degli Anasazi è particolarmente interessante per molti risvolti e non fa che accrescere il senso di mistero che aleggia intorno a questa terra. Gli Anasazi conoscevano il concetto metafisico di Wakan-Tanka, considerato come la rappresentazione della natura segreta dell'esistenza, poi erroneamente tradotto dai gesuiti con il nome di Grande Spirito, e praticavano una forma di meditazione come mezzo di conoscenza di Wakan-tanka stesso. Essa era contemporaneamente una sorta di preghiera e di pratica interiore per la conquista spirituale dell'uomo. Ma ciò che rappresenta ancora più un mistero sono le apparenti radici che sembrano essere in comune con i popoli del vecchio continente. Esistono infatti similitudini tra l'esoterismo Anasazi e quello druidico che suggeriscono una identità segreta in comune tra i popoli dei due mondi, apparentemente lontani geograficamente e senza possibilità di comunicazione. Possiamo citare il caso del "torch", un braccialetto dell'artigianato Navajo che è identico a quello indossato dagli antichi guerrieri celti. Possiamo citare il caso della "medicine wheel" e il parallelo simbolismo con la croce celtica. La comunanza di forme e simbolismi non trova alcuna spiegazione. Proprio una antica leggenda Navajo, gli eredi degli Anasazi, narra di un dio barbuto e dal respiro caldo, che era disceso dal cielo proprio dove oggi c'è il Meteor crater. Un dio che ricorda un altro mito di dio barbuto colonizzatore, Quetzacoatl, il dio-serpente piumato. La leggenda racconta che il dio disceso tra gli antenati dei Navajo di giorno viveva tra gli uomini e di notte, accompagnato da una luce accecante e da un rumore assordante, scendeva nel cratere per chiudersi nel sottosuolo. Una narrazione piu' o meno identica a quella relativa al dio colonizzatore Oannes che era sceso tra i popoli mesopotamici. Di giorno viveva tra gli uomini insegnando le arti e le scienze e di notte si ritirava nel mare. Ci fu chi interpretò questa leggenda come la descrizione poetica dell'impatto meteorico avvenuto nel passato. Se così era stato, si stimò che l'evento celeste che formò il Meteor crater, messo in relazione al tempo di presenza sul territorio del gruppo etnico dei Navajo, doveva aver avuto luogo appena poche migliaia di anni prima. Tuttavia le analisi dei resti di vegetazione dentro e intorno al cratere, eseguite con il metodo del Carbonio 14 hanno portato a stimare l'età di formazione del Meteor crater in un epoca non inferiore ai 50000 anni. Inoltre la stessa indagine ha portato a valutare che le rocce della zona si sono formate nell'ordine di milioni di anni. E' evidente che l'evento è molto più antico di quanto si possa immaginare. Ma come accettare che in questo enorme lasso di tempo si sia potuto tramandare la leggenda sino a giungere ai Navajo? I Navajo dovevano averla ricevuta dagli Hopi e questi prima ancora dagli Anasazi. Ma quanto antichi erano i primi cronisti del fenomeno celeste? Un conto che si perde nelle centinaia di milioni di anni. E l'uomo non sembra essere così antico. E' un caso molto simile a quello relativo al mito di Fetonte che si riferiva, secondo la rivelazione di Platone, alla caduta di un corpo celeste nella zona del nord-ovest dell'Italia in epoca primordiale, prima che comparisse l'uomo, ma di cui tuttavia ci è giunta egualmente la sua cronaca impossibile attraverso il mito. Molto probabilmente, come sul continente europeo, anche su quello americano esiste una antica tradizione in grado di trasmettere informazioni attraverso il tempo al di là del limite delle culture storiche. E' chiaro che nel "dreamtime" tutto è possibile. Ma gli interrogativi e il mistero intorno al Meteor crater sembrano non fermarsi mai. Ad esempio cosa si può dire concretamente in proposito della reale natura del Meteor crater stesso?
NEC news aprile 94
|