Patrizia Giacometti 10° resocontoRicordi Bologna, 30/01/2001Una donna davanti a casa col volto coperto è seduta al telaio e lavora un tappeto. E’ un lavoro complicato (paese arabo). E’ al sole in un cortile. Poi diventa una nobile con l’alta acconciatura che suona il piano; e poi diventa Dina, alla macchina da scrivere. Mi viene un pianto di dolore… sono in balia delle onde del mare: sono naufragata. Il tempo è minaccioso, il cielo scuro. E approdo su una piccola onda che si rovescia sulla spiaggia soleggiata. Tutto è pace e tranquillo. Una donna vestita di nero è stata portata a riva. Ha il capo coperto, è giovane e bella. Le vado incontro per accoglierla. Sta bene. In una camera (da letto) in penombra guardo un cristallo denso, una montagna in miniatura come pirite, che manda piccoli bagliori. La donna con una sottoveste nera muove le braccia verso l’alto seduta sulle gambe sul letto. Poi il cristallo comincia a brillare una luce sempre più forte. Emana roteando intorno al cristallo. Cade la pelle di un piccolo mostro con i dentini aguzzi in vista. Cade un’altra pelle uguale ed un fanciullo, del quale non si vede il capo, che indossa un gonnellino di pelle di tigre. Il pendolo di un orologio a pendolo non ha voglia di penzolare regolare. Una donna (grossa) sdraiata; la testa è nel buio ed il corpo in luce. Poi lo spazio scorre, vedo da dentro un’astronave. Sopra è un miscuglio di nuvole e polvere bianco e rosso. Io e lei siamo già state insieme nello spazio in un viaggio e abbiamo anche portato animali, penso per esperimento. Siamo già state guerriere insieme. Filtra la luce ; mi arriva su una gamba. Avverto il fresco. Siamo rifugiati in un tunnel. Siamo in tanti. Chi mai verrà a prenderci? Moriremo lì. I guerrieri hanno troppa rabbia in questi momenti. Attendere e non fare nulla. E poi di nuovo nello spazio a librarci. Il 9 febbraio 2001 a Bologna ho incontrato Egidio e Vilma. Avervi incontrati e soprattutto averti sentito (Egidio) sottolineare “e poi via nello spazio a librarci” sottintendendo l’esodo da Marte (che per altro non hai mai menzionato) mi ha fatto sentire vero questo fatto, tanto che oggi (10/02/01) durante un lavoro profondo di antiginnastica ho rivissuto emotivamente alcune situazioni. Al rientro a casa, dopo aver meditato, ho visto un’immagine di Marte dallo spazio con il polo in fiamme, una calotta di fiamme. Ne ho vista solo una, ma verbalmente ho detto i poli in fiamme. (Anche adesso a riscriverlo mi viene l’angoscia). Le situazioni emotive rievocate le ho ricollegate, in modo diretto, ai dolori di me bambina in questa vita. Il tema dell’abbandono: capisco perché ho vissuto così male il distacco da mia madre e quanto dolore ne abbia avuto e quanto sono sempre stata mammona. Mi sono incontrata con questo grande lutto di vedere il mio pianeta distrutto. Un’amica, durante uno scambio di Reiki, aveva visto un laghetto nero nel mio cuore. Mi chedevo se era roccia nera o se era sporco. Ora so che è la fulligine di quell’incendio (e forse anche di altri che ho vissuto in vite più recenti). Ho toccato il fondo del mio cuore. Quel nero non mi fa paura, so cos’è: è dolore che accetto e che ho lasciato uscire. Immagino che ora sia più facile che possa entrare amore. Dimenticavo che prima di dormire ho riletto il racconto di Egidio. Tanti particolari erano molto più chiari. Poi ho messo un cristallo sulla fronte, come quello che diceva Egidio (quarzo di fiume). Mi ha dato una sensazione piacevole. Si è sporcato di energie pesanti il cui nome l’ho annotato su un foglietto e poi le ho bruciate. E’ comunque materiale di lavoro per questo periodo. Questa mattina (11/02/01) ho anche tentato di mandarvi la mia immagine telepaticamente! Del tema precedente, il distacco, c’è un gesto, coprirmi con la coperta, fatto da una compagna di antiginnastica, che mi ha rievocato un ricordo classico della mia infanzia, quando all’asilo piangevo disperata, ed una volta una bambina più grande delle elementari, mia vicina di casa, mi è venuta a consolare. Questo episodio è impresso in maniera molto forte in me, tanto è stata efficace e necessaria quella accoglienza e mi ha ricordato Vanna che penso abbia avuto questo ruolo per me; l’unica persona amica che avevo al mondo. Ho conosciuto Vanna poche settimane fa ed entrambe abbiamo avuto la sensazione di conoscerci da sempre, di esserci appena viste e di vederci dopo. Quando ho letto il mio sogno lei ha capito che era lei la mia compagna. Ora abbiamo compiti diversi. Uno dei miei è di unificare le conoscenze e trasmettere ciò. Un altro tema che mi è venuto in mente è che io mi sono sempre sentita diversa dagli altri, incompresa ed in particolare mi viene in mente il disagio in classe all’asilo quando, tornando dopo una malattia, non c’era più il mio posto. Anche questo è un ricordo molto forte. Forse mi avrebbe fatto meno male se non ricordasse un passato così doloroso. E devo riconoscere che sono sempre stata molto brava a vivere situazioni di disagio, passando sopra a tutto, pur di sopravvivere. Si capisce anche perché abbia dovuto impegnarmi tanto per lavorare sui blocchi energetici. Sentivo che c’era qualcosa di grosso e di molto antico che mi condizionava. Ora so qualcosa. Più energia circola liberamente dentro di me, più sono sensibile e più ricorderò, e sarò in grado di comunicare. Un altro tema è quello del “vedere sempre il mezzo bicchiere vuoto”. Quello che vorrei è qualcosa che non c’è più. Queste sono sensazioni forti che hanno caratterizzato la mia vita. descritti da Egidio. Il quarzo ematoide batte come il cuore. Caricare i cristalli con la forza della mente serve ad allenarsi a stare concentrati e ad allenarsi a trasmettere telepaticamete.
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