7° Resoconto Marco e Giada

 

LA MIA TERRA                 (Giada)

 

 

Stò sorvolando una terra pianeggiante,forse un’ isola,che brilla di giorno e di notte. E’ circondata da un mare limpido e chiaro è verde e rigogliosa,con alberi alti secolari ricca di uccelli. Vedo gli uomini che la popolano, sono giovani vestiti

di bianco, con una fascia colorata che gli cinge il capo. Sorridono, hanno lunghe mani, unghie, dita, palmi chiari.

L’aria è fresca,il sole brilla caldo,scalda il corpo.

Vedo un’onda immensa blu scuro,schiumosa,di notte. E’alta e potente. SOMMERGE.

Vedo gli uccelli,scappare e gli uomini correre ovunque, cercano riparo dalla catastrofe

I bimbi piangono le case vengono travolte. Non riescono a fuggire. L’onda è nera.

La terra si è spezzata non c’è più ha risucchiato ogni cosa.

Ha creato un vortice sopra che ha trascinato con sè anche l’aria intorno. Poi la calma.

 

                                                                                                 G:B:

 

                                                 L’AMORE  RITROVATO            (Marco )

 

 

Ricordo una gran confusione,militari che mi comandono. Ho una divisa blu,con strisce bianche ed oro. Corro nel caos e mi trovo,senza ricordare come,su di una nave anfibia carica di persone.

Sento la paura, l’angoscia ed un’enorme tristezza pervade il mio essere.

So di essere un buon pilota ma questa volta il terrore di fallire mi opprime. Sì, sento di essere una pedina importante messa alla guida di una spedizione di salvataggio.....Ecco arriva la fine!

Risacche d’aria, mare in tempesta,sembra di essere al centro di un uragano!...Cerco di mantenere intatta la nave ma.................

 

Qualcosa mi travolge e solo dopo essere uscito dal panico capisco di essere sopravvissuto con la maggior parte dei passeggeri.

 

La mia “macchina delle meraviglie”era ferma inerme ma galleggiante in mezzo al mare. Faccio il punto della situazione e scopro di essere nelle vicinanze della costa centrale dell’ Africa occidentale. Arrivati a terra organizziamo le spedizioni per mescolarci tra gli autoctoni e partiamo dopo aver distrutto la nave;un’enorme senso di tristezza ci pervade.

 

Dopo alcuni mesi e un viaggio travagliato di cui non ricordo nulla,mi riprendo in Egitto nelle vicinanze delle piramidi ed al finco di un’ indigena che mi ha accudito. Noto che solo pochi dei miei compagni di viaggio mi ha seguito in questo villaggio o forse gli altri non sono sopravvissuti.

Io entro a far parte della vita del villaggio.

Iarmethec e’ innamorato dell’indigena (Zirmata) condivido la mia vita e le mie conoscenze costituendo con lei una famiglia.........la prima dopo Atlas.

 

Oggi ho ritrovato quella donna .....è Giada.

 

                                                                                                       P.C.P.

 

 

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